Ritorno
E alla fine sono tornato a casa. Ore di volo, LA-Toronto e Toronto-Copenhagen. Sono uscito dall’ostello alle otto di mattina e sono arrivato che erano le quattro di notte in California: venti ore di viaggio in solitaria, film in aereo, mezzo-sonno e meditazioni. L’aereo è uno strumento meditativo per eccellenza: sei sulle nuvole, privo di qualsiasi contatto fisico col suolo o col mondo. Se smettessimo di riempirli di gingilli e distrazioni, avrebbero una severità sublime da monasteri.
E da Copenhagen a casa ho impiegato il resto della giornata, perché è lunga. Il resto è stato semplice, grigio, domestico ed efficace. Cosa riporto da LA? tra le mille cose, un desiderio di amicizia. Solo che un viaggio di 30 ore è il peggior posto per far crescere una qualunque amicizia.
Avevo un piano, o diremmo un sogno: passare per Odense e salutare un’amica, a metà strada tra Copenhagen e Århus. Ma i treni erano tutti fermi e ho dovuto prendere il Flixbus, che sosta a Odense per 4 minuti esatti e inoltre, in periferia.
E la mia amica, è passata lo stesso. È venuta alla fermata del Flixbus all’ultimo minuto dei quattro minuti d’orologio di sosta; mi ha dato un abbraccio ed è partita via che l’autista risaliva al volante. È la prima volta che ricevo un bentornato in Danimarca. È andata in modo diverso dal piano, tutte le condizioni erano avverse, ma sono contento. Potrebbe essere un piccolo riflesso Losangelico.

